|
|
Renato Bellucci Quando penso alla tecnica della chitarra non penso soltanto alla maniera meccanica per ottenere un certo risultato, ma ad un concetto molto più ampio. Ricorda che la nostra tecnica evolve costantemente. Se osserviamo i metodi tradizionali della chitarra noteremo, tra le tante cose, che affrontano la tecnica in maniera statica, distante, non musicale, fine a se stessa. Peggio ancora: neanche sappiamo a quali pezzi del repertorio della chitarra si applicano questi esercizi. Infatti, la maggior parte di questi metodi generalmente hanno una serie di noiosi esercizi come se l`unica maniera di acquisire il livello desiderato di padronanza fosse “ingoiare l’amara pillola”. I tempi cambiano costantemente e, per un chitarrista moderno, fronteggiare i propi impegni giornalieri –tra i quali ci sarà probabilmente un “lavoro normale” – sarebbe ridicolo aspettarsi che le poche ore dedicate a suonare fossero assorbite da questi esercizi non melodiosi e antimusicali. Se pensiamo alla musica, o meglio, al pezzo che ci piacerebbe suonare, staremo pensando più in stile anni ’90. Non esistendo al mondo alcun metodo che copre tutte le possibili difficoltà tecniche, - e poichè vogliamo coprire solo quelle direttamente coinvolte dal pezzo che stiamo imparando – focalizziamoci sull’obbiettivo desiderato: Il pezzo che ci piacerebbe suonare......ORA - e, siccome lavoreremo sul pezzo desiderato, staremo al contempo costruendo la nostra personale musicalità e tecnica. Le edizioni delle masterclasses di chitarra di Abel Carlevaro si basano su questo concetto. La serie di online video masterclasses di questo website, a sua volta, si basa sui concetti di Carlevaro. Nell’incontrare una sfida tecnica in un pezzo che desideri imparare, crea il tuo esercizio personale per superarla. Il video sotto illustra questo concetto sulla base di una difficoltà tecnica nel pezzo La Cattedrale di Barrios Mangoré. Ricorda che il
termine repertorio per principianti, avanzati o
intermedi non esiste e che invece esiste soltanto
un repertorio che mi piace o che non mi piace.
QUESTO è VERO. Mi sto preparando per un concorso di chitarra in Spagna – Primavera 1997 – ed ho appena ricevuto lo spartito. Quello che farò sarà percorrere il processo di studio con te. Il pezzo obbligatorio per la prima eliminatoria è Homenaje a Tarrega (Omaggio a Tarrega -tipico! I concorsi sono la ´terra dei pezzi mai suonati´!). Apro la copertina e vedo il primo di due pezzi: Garrotín, Allegretto. Vediamo se ho la registrazione del pezzo.....si! ho una registrazione del pezzo fatta da Julian Bream e unaltra da John Williams. Trovo di grande aiuto ascoltare un pezzo prima di impararlo, specie se non l’ho mai sentito prima. Successivamente ascolto il pezzo con la partitura per comprendere quanto l’esecutore abbia “interpretato” il pezzo. La versione di Bream e’ senza dubbio quella che mi piace di più. E’ vivace e lui ne fa un’ottima esecuzione. E’ una bella sfida... sono stato fortunato questa volta perchè spesso, per non dire sempre, i pezzi scelti per i concorsi sono squallidi. Questi particolari pezzi obbligati sono quantomeno decenti. La cosa più importante per un musicista dev´essere la qualità del suono che produce. Nello sviluppo della nostra tecnica non dobbiamo mai perdere di vista questo importante elemento dell’esecuzione. Posso affermare che se ci concentriamo sul suono, svilupperemo una tecnica che evidenzierà questo elemento chiave. Ricorda che la particolarità della chitarra classica si trova nel fatto che la qualità e produzione del suono sono fisicamente legati alle nostre dita ed unghie. Non abbiamo a che fare con tasti, archetti o meccanismi, bensì col nostro corpo per la creazione del nostro suono. Meraviglioso! Ciò significa anche che la nostra tecnica sarà ricreata naturalmente con ogni nuovo pezzo che incorporiamo al nostro repertorio. Non esiste una tecnica di Segovia, tecnica di Carlevaro,Tecnica di Tarrega o Llobet, che dappersè possa essere abbastanza buona per ogn´uno di noi. (clicca questo link per sapere di piu’ riguardo i segreti della tecnica). Dobbiamo arrivare a poter dire che noi usiamo la “nostra tecnica”. E’ sempre bene sapere tutto ciò che i grandi maestri ci insegnano su ogni particolare aspetto della produzione del suono, sebbene dobbiamo avere la personalità e la pazienza che ci consentano di leggere tra le righe e riesaminare ogn`uno di questi aspetti per vedere quali e come meglio si adattano a noi. Allo stesso tempo devi credere che potresti star creando qualcosa di totalmente nuovo. Ricordo che in una masterclass con Elliot Fisk questi mostrò, orgogliosamente, il mignolo della sua mano sinistra....era lungo quanto il suo anulare! Fidati, non ci vuole molto a capire che alcuni passaggi musicali che sono diteggiati per la mano di Fisk, semplicemente non funzioneranno per noi. Noi dovremo pensare musicalmente e chiederci: cosa devo fare con le mie mani per ottenere questo particolare risultato? La sequenza mostra come il dito a entra in
contatto con la corda (1), si esercita pressione
e si trattiene la corda tra la carne del polpastrello e l`unghia (piantare il dito).
Il chitarrista sente la corda con la carne (2). Prima di mollare la corda si applica la
giusta quantitá di pressione per ottenere il
volume desiderato (3 & 4).
L`angolo al quale questa sequenza viene eseguita determinerá il colore del nostro suono.
(Attendi alcuni secondi per consentire all'animazione di caricarsi) Sono sicuro che a questo punto abbiamo davanti ai nostri occhi quel pezzo sognato del quale parlavamo prima, sotto forma di una partitura, sia “ l’ Omaggio a Tarrega” o qualsiasi altro pezzo.... altre cose che dobbiamo avere vicino sono una matita ed una gomma per cancellare, in quanto ci saranno molto utili. Osserviamo il primo, o l´ultimo, o qualsiasi pentagramma del pezzo.... – Io a volte comincio con il pentagramma o pentagrammi della sezione che più mi piace nel pezzo. A questo punto del processo di studio e’ secondario suonare il pezzo in maniera ordinata. Osserva le prime note o gruppi di note del primo pentagramma dell' Omaggio. Osserva le possibili diteggiature della mano destra e sinistra, ma non credere nemmeno per un istante che questa sara’ necessariamente la tua diteggiatura. Le prime note nell’
Omaggio di Turina sono una accordo di La, seguito
da 6 semicrome l. La migliore
diteggiatura per la nostra mano sinistra: le
possibilita’ che vengono inmediatamente alla mente
sono:
|
mangore.net ©, diritti riservati 1997-2006
Diritti
d'autore
ed uso del sito