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Nei
miei 33 anni come chitarrista ho avuto l´opportunitá di
incontrare e studiare con alcuni dei piú famosi chitarristi di
tutti i tempi. Le foto che seguono immortalano, per me, alcuni
dei piú grandi momenti della mia vita. La mia carriera musicale é cominciata a Taranto, Italia, quando avevo allora 8 anni. Oggi, 15.000 chilometri al sud in Punta del Este, Uruguay, compio 30 anni con la chitarra. Uruguay é un bellissimo paese che ho conosciuto nel 1986, quando lasciai Madrid per studiare con uno dei piú grandi maestri di tutti i tempi, Abel Carlevaro. La bellezza di Punta del Este ha catturato fin da allora la mia immaginazione ed io sapevo che un giorno avrei vissuto li. Io
devo sottilineare una VERITÁ...Segovia era la figura piú
grande del mondo della chitarra: principalmente perché
dovette aprire la strada per uno strumento, la chitarra, che era, agli
inizi del XX secolo, quasi sconosciuta al gran pubblico.
Segovia ¨spinse¨ le carriere di molti giovani chitarristi che
frequentavano le sue famose classi magistrali in Santiago de Compostela
(Spagna), e Siena in Italia. E, purtroppo, causó
letteralmente l´improvvisa fine della carriera di molti
chitarristi. Pochi musicisti, per non dire nessuno, prima o dopo,
ebbe tale profondo impatto sui loro strumenti quanto Segovia nel mondo
della chitarra classica.
Un'immagine
vale più di mille parole... quei momenti con il grande maestro
hanno cambiato la mia vita per sempre. Nella foto con la
chitarra, presa nello studio di Segovia in Madrid durante una lezione
privata, (piú avanti in basso) stavo suonando una Bourree in mi
minore di Bach. Le mie mani erano fredde ed umide ed il Maestro
si prese il tempo per darmi un piccolo consiglio...¨prima
di cominciare a suonare prova a fare quello che io faccio prima di
suonare in concerto. Se le tue mani sono fredde, prendi il tempo
necessario per scaldarle...Io una volta ho chiesto mi si desse un
thermos con acqua calda prima di suonare in un concerto invernale a New
York e con esso mi scaldai le mani per quasi 10 minuti...il pubblico
dovette aspettare 10 minuti per ascoltare una migliore
esecuzione...¨ Con l´invecchiare, le
persone crescono anche nella loro filosofia. É difficile
rendere in parole i sentimenti, le sensazioni ed impressioni che un
momento di tale colossale impatto rappresenti nella vita di un giovane
chitarrista. Io avevo 22 anni...appena uscito dal conservatorio
con il mio primo importante concorso di chitarra appena vinto e con
l´intera vita aperta difronte a me. Nel 1983 Segovia
rappresentava per me la figura piú importante sulla faccia della
terra. Ricordo
essere uscito dall´ascensore con la chitarra nella sua custodia e
poi camminare gli ultimi passi per accedere all´attico di questo
edificio di media grandezza e pochi piani, dove Segovia aveva il suo
appartamento di Madrid su un piano ed il suo studio letteralmente sotto
il tetto. Udii aprirsi i lucchetti della gran porta metallica
(direi piú simile ad una cassaforte) mentre il mio cuore
cominciava a battere emozionato. Finalmente la porta
cominció ad aprirsi e la figura del piú grande (e
piú vecchio) chitarrista vivente apparve innanzi ai miei
occhi. Il Maestro con un gesto mi fece sentire benvenuto mentre
mi diceva ¨Adelante, Renato¨. Non seppi se fare un inchino, baciargli la mano, o semplicemente stringere la mano come poi finalmente scelsi. Avrei voluto pizzicarmi ad ogni passo percorso verso il cuore dello studio. ¨E' cosi che deve apparire uno studio?¨ Era uno delle migliaia di pensieri che attraversavano la mia mente.... Molti astucci di chitarra erano visibili sul muro a destra e l´ambiente di pratica di Segovia prendeva una buona parte della stanza. Tutto
ció che usava per la pratica sembrava essere grande...un grande
leggio, un grande poggiapiedi con cuscino e, naturalmente, una grande
sedia tipo piano. Tutto sembrava essere fatto in legno e sembrava
essere parte di un insieme. Un ritratto pendeva all´altezza
della sua testa, ed un altro grande pendeva dalla porta
principale. Naturalmente Segovia era il personaggio di ambedue i
ritratti! Molte fotografie apparivano qui e lá ed
egli appariva fotografato con numerosi personaggi....e gli spartiti
erano semplicemente dappertutto....
Questo
fu tutto quello che potetti notare in quanto pochi secondi dopo aver
chiuso la grande porta dello studio, mi invitó a sedermi, mi
domandó alcune cose della mia esperienza e studii e non sono
sicuro di quello che gli dissi...Tutto quello che ricordo é
ció che egli disse a me. L'unica cosa che io sapevo
volergli chiedere era che avevo ascoltato una Bourree di Bach e Double
da lui registrata agli inizi degli anni 60 e che io amavo molto.
Glielo dissi....e come risposta mi chiese: ¨E tu la suoni?
Gli dissi di si e mi rispose: ¨Suonala per me¨... Ero
senza parole e sinceramente non so se serei stato capace di muovere un
solo dito. Stavo per suonare per il Maestro...l´idolo della
mia infanzia! Preso un profondo respiro cominciai a
suonare...l´atmosfera era magica e non avrei mai pensato che il
cervello umano potesse affrontare tante cose simultaneamente...
le mani muovendosi sulla chitarra, la mia immaginazione correndo a
migliaia di miglia all´ora, il prepotente sentimento del successo
e naturalmente il mantenermi vivo... Suonai
l´ultimo accordo della Burree e dopo alcuni secondi di silenzio
Segovia mi stese la mano destra e strinse la mia come a dire buon
lavoro...egli certamente non era il tipo di maestro che si
impressionava facilmente e questo non era certamente la mia
intenzione. Procedette a spiegarmi alcuni passaggi nella Burree e
di come egli aveva proceduto a trascrivere pezzi. Volle
puntualizzare che procedeva a trascrivere solo se il pezzo avrebbe
brillato come se non piú che sullo strumento originale.
Ampi gesti delle sue braccia e mani accompagnavano tutto quello che
spiegava. La
cosa che poi fece fu quella di osservare attentamente la mia chitarra
che era una chitarra italiana del 1976 di Luis Arban. Segovia la
osservó da tutti gli angoli possibili ed io ero affascinato
dalla maniera con la quale maneggiava lo strumento...dopo tutto Segovia
e le chitarre avevano compartito un amore per 90 anni!! Me la
restituí e mi disse di passargli uno degli astucci che erano sul
muro destro dello studio.
Il primo grande maestro con il quale ebbi la possibilitá di studiare quando vivevo in Spagna fu Narciso Yepes.
Un uomo minuto ma un grande essere umano. Dovetti viaggiare 50
chilometri per raggiungere la sua residenza in Las Rosas. Egli
era un innovatore. Tanto per cominciare, aveva una chitarra
Ramirez a 10 corde fatta su sua richiesta. Nella fotografia sto
suonando ¨Una limosna por el amor de Dios¨di Barrios...Egli non
aveva mai sentito il pezzo. Non appena lo terminai mi disse: ¨Il
tuo tremolo é molto soave e ¨cristallino¨ raramente un
pezzo mi colpisce la prima volta che l´ascolto...lasciami vedere
se ho la partiture nella mia collezione...mi piacerebbe suonare questo
pezzo in Italia il prossimo mese¨ Queste parole venendo
dall´uomo che esegue il tremolo al miglior livello, furono
certamente un incoraggiamento al mio giovane ego. Il Maestro che peró mi ha influenzato piú di ogni altro é senza dubbio Abel Carlevaro.
Piú avanti in queste pagine spiegheró di piú e
meglio il significato della parola ¨influenzare¨. Io dico sempre che Carlevaro sarebbe stato un grande interprete indipendentemente dallo strumento che avesse scelto.
Egli mi insegnó a pensare da solo, e, essendo la sua tecnica il
risultato di anni di ricerche intime personali, non voleva privarmi di
provare lo stesso ¨piacere¨...Durante una delle nostre lezioni
mi disse ¨non fare niente di quello che io ti dico di fare a meno che il tuo cervello sia d´accordo¨...
Dopo 6 mesi con il maestro ordinai la famosa chitarra ¨ Manuel
Contreras- Modello Carlevaro¨, chitarra che io uso ancora in molti
concerti.
Le
seguenti fotografie furono prese durante le famose classi magistrali
nell´Universitá di Southern California, nell´estate
del 1986. Sembrava che tutti fossero lí. Christopher
Parkening partecipava e condivideva momenti ed autografi con un
brillante ed onesto Jn 3:16 sotto la sua firma con ogni giovane
suonatore e con la grandezza e semplicitá che lo ha sempre
caratterizzato, Michael Lorimer, Marcello Kayath, ....questa fu l´ultima volta che ho visto il grande Spagnolo... moriva sei mesi dopo dovuto ad una polmonite. Le sue ultime parole a me furono ¨...allora, Renato, sempre innamorato della chitarra?¨... e ci scambiammo uno sguardo mentre il Maestro entrava nell´auto. Il grande consiglio che dó ai miei studenti ed amici é di avere un sogno per il quale vivere e morire. Essere sicuri soltanto che sia ¨il sogno giusto¨. I grandi maestri apprezzano le grandi motivazioni da parte dei loro studenti. Nessun maestro é inaccessibile per un vero studente. Il Maestro Abel Carlevaro, recentemente deceduto in Germania durante un tour di concerti-master classes, é stato un innovatore in molti aspetti. In questa fotografia, presa da sua moglie nell´appartamento di Montevideo, mi stava dicendo che mi accettava come suo studente. All´epoca vivevo in Spagna e mi trasferí a Montevideo dove studiai con lui per un anno. Leggi piú su Carlevaro cliccando sui links a sinistra.
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