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Introduzione: Le mani del chitarrista

Quando ho iniziato con la chitarra avevo solo 7 anni. A quel tempo, 'giocare' e la chitarra erano pressochè la stessa cosa.

Erano gli anni sessanta, però, e non potevi eludere la gigantesca figura di Segovia e tutto ciò che rappresentava, su come si 'doveva' sorreggere la chitarra, come si 'dovevano' pizzicare le corde, e come 'si doveva' limare le unghie o suonare una frase musicale. Poi, essendo stato io stesso alunno di Segovia, tutto il processo di trovare la mia strada personale nel mondo della chitarra è stato reso ancora più difficile.

Tutti abbiamo bisogno di modelli quando prendiamo i nostri primi passi in qualsiasi ambito della vita. Avere un maestro di chitarra dev'essere una priorità... avere un buon maestro di chitarra dev'essere una massima priorità.

Mi ci son voluti anni per rendermi conto che i migliori maestri sono quelli che ci guidano attraverso lo sviluppo della nostra naturale, personale, e unica maniera di suonare.

Dobbiamo comprendere che quando tentiamo di copiare un modello di 'chitarrista', la nostra massima aspirazione può solo essere di suonare bene o quasi tanto bene quanto il modello. Non ho mai trovato un chitarrista così perfetto che potesse veramente dire 'la chitarra deve suonarsi come la suono io'.

Quindi perchè continuiamo ad imitare? Il motivo, nuovamente, è che non abbiamo avuto la fortuna di incontrare il vero buon maestro che ci porterà al nostro meglio.

Osserva questi 3 chitarristi, le loro mani e le loro posizioni a sedere:

Guitar Players' hands

Non ci vuole molto a capire che non hanno molto in comune tra di loro... eppure il tocco di questi chitarristi è bellissimo. Allo stesso tempo, tutti abbiamo il nostro gusto musicale e le nostre preferenze, e possono esserci dettagli di un gran chitarrista che non si addicono a noi. Per esempio, mi piace il tocco di Segovia, ma uff, se solo non facesse così tanto rumore con la mano sinistra... oppure adoro il tocco di Parkening ma secondo me gli riuscirebbe ancora meglio se utilizzasse le dita in questo o quest'altro modo.

Spesso penso che il segreto del tocco di questi grandi maestri è: il non prendere la chitarra così sulserio! .... certo, quello che fai, fallo professionalmente. Ma dopotutto qui non si sta parlando delle Sacre Scritture... la voce di questi maestri è la loro, non quella di Dio. Quindi il miglior modo di imparare è trovare la nostra voce personale, con l'aiuto di un maestro eccellente.

Son quasi 4 decadi che vivo in un paese, il Paraguay, nel quale il 90% dei chitarristi sono autodidatti di cultura musicale folklorica. Sono costantemente sbalordito nell'osservare come questi musicisti trovano il modo di suonare le frasi musicali più bizzarre e complesse. A volte penso che rappresentano - senza volere - una parte di noi che è stata persa e che ci insegna tanto: la convinzione che possiamo cavarcela trovando il nostro modo di fare musica.

Ti invito a lasciarmi le tue impressioni via e-mail oppure firmando il libro di visite. E' la miglior maniera di lasciare la traccia della tua gentile visita a queste pagine, e mi fa molto felice.  

Approccio Carlevaro alla tecnica chitarristica

Quando penso alla tecnica della chitarra non penso soltanto alla maniera meccanica per ottenere un certo risultato, ma ad un concetto molto più ampio. Ricorda che la nostra tecnica evolve costantemente. Se osserviamo i metodi tradizionali della chitarra noteremo, tra le tante cose, che affrontano la tecnica in maniera statica, distante, non musicale, fine a se stessa. Peggio ancora: neanche sappiamo a quali pezzi del repertorio della chitarra si applichino questi esercizi.

Infatti, la maggior parte di questi metodi generalmente ha una serie di noiosi esercizi come se l'unica maniera di arrivare al livello desiderato di padronanza fosse “ingoiare l’amara pillola”. I tempi cambiano costantemente e, per un chitarrista moderno, fronteggiare i propri impegni giornalieri – tra i quali ci sarà probabilmente un “lavoro normale” – sarebbe ridicolo aspettarsi che le poche ore dedicate a suonare fossero assorbite da questi esercizi non melodiosi, anzi antimusicali.

Se pensiamo alla musica, o meglio, al pezzo che ci piacerebbe suonare, staremo pensando più in stile anni ’90 e '00. Non esistendo al mondo alcun metodo che copra tutte le possibili difficoltà tecniche, - e poichè vogliamo coprire solo quelle direttamente coinvolte dai pezzi che stiamo imparando e che ci interessano – focalizziamoci sull’obbiettivo desiderato:  Il pezzo che ci piacerebbe suonare... ORA -  e, siccome lavoreremo sul pezzo desiderato, staremo al contempo costruendo la nostra personale musicalità e tecnica. Le edizioni delle masterclass di chitarra di Abel Carlevaro si basano su questo concetto. La serie di lezioni online di questo website, a sua volta, è basata sui concetti di Carlevaro. Nell’incontrare una sfida tecnica in un pezzo che desideri imparare, crea il tuo esercizio personale per superarla. Il video sotto illustra questo concetto sulla base di una difficoltà tecnica nel pezzo La Catedral di Barrios Mangoré.

Ricorda che il concetto di repertorio per principianti, avanzati o intermedi è solo questo: un concetto. Non esiste: invece esiste soltanto il repertorio che mi piace o che non mi piace. QUESTO è VERO.

Per dimostrarti cosa voglio dire, ti farò vedere come imparare un pezzo online illustrando il processo (la sezione di lezioni online di mangore.com ti porta attraverso il processo di apprendimento). 

Mi sto preparando per un concorso di chitarra in Spagna – Primavera 1997 – ed ho appena ricevuto lo spartito. Quello che farò sarà percorrere il processo di studio con te. Il pezzo obbligato per la prima eliminatoria è Homenaje a Tárrega (Omaggio a Tárrega -tipico!  I concorsi sono la 'terra dei pezzi mai suonati altrove'!).

Apro la copertina e vedo il primo di due pezzi: Garrotín, Allegretto. Vediamo se ho la registrazione del pezzo.....sì! ho una registrazione del pezzo fatta da Julian Bream e un'altra da John Williams. Trovo di grande aiuto ascoltare un pezzo prima di impararlo, specie se non l’ho mai sentito prima. Successivamente ascolto il pezzo con lo spartito davanti per comprendere quanto l’esecutore abbia “interpretato” il pezzo.
La versione di Bream è senza dubbio quella che mi piace di più.  E' vivace e lui ne fa un’ottima esecuzione... è una bella sfida...!! sono stato fortunato questa volta perchè spesso, per non dire sempre, i pezzi scelti per i concorsi sono squallidi. Questi particolari pezzi obbligati sono quantomeno decenti.

La cosa più importante per un musicista dev'essere la qualità del suo suono. Nello sviluppo della nostra tecnica non dobbiamo mai perdere di vista questo importante elemento dell’esecuzione. Posso affermare che se ci concentriamo sul suono, svilupperemo una tecnica che evidenzierà questo elemento chiave. Ricorda che l'unicità della chitarra classica si trova nel fatto che la qualità e produzione del suono sono fisicamente legate alle nostre unghie e polpastrelli. Non abbiamo a che fare con tasti, archetti o meccanismi, bensì col nostro corpo per la creazione del nostro suono. Meraviglioso!

Ciò significa anche che la nostra tecnica sarà ricreata naturalmente con ogni nuovo pezzo che incorporiamo nel nostro repertorio. Non esiste una tecnica di Segovia, tecnica di Carlevaro, tecnica di Tárrega o Llobet, che dappersè possa essere abbastanza buona per tutti gli altri chitarristi. Dobbiamo arrivare a poter dire che noi usiamo la “nostra tecnica”. E' sempre bene sapere tutto ciò che i grandi maestri ci insegnano su ogni particolare aspetto della produzione del suono, sebbene dobbiamo avere la personalità e la pazienza che ci consentano di leggere tra le righe e riesaminare ogn'uno di questi aspetti per vedere quali e come meglio si adattano a noi. Allo stesso tempo devi credere fermamente di star creando qualcosa di totalmente nuovo.

Ecco come si producono gli armonici naturali nella chitarra classica

Armonici ottavati (pizzicati/artificiali). Spiegazione video (inglese)

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